lunedì 30 marzo 2009
I rampanti anni '80
lunedì 23 marzo 2009
Ready Steady Rock! presenta Wolf Parade
Dopo essersi dedicati a diversi progetti in contemporanea, i Wolf Parade tornano nel 2008 con At the Mount Zoomer: un disco molto più focalizzato e uniforme, con le tastiere a farla da padrona; la lunga pausa tra un disco e l'altro, è stata voluta dal gruppo proprio per cercare di fare qualcosa che si differenzi dall'esordio in maniera sostanziale. Un lavoro sicuramente più pensato meglio e più completo, ma forse proprio per questo manca della genialità del primo.
Ora aspettiamo con trepidazione i WP con un nuovo lavoro.
Sergio.
domenica 22 marzo 2009
Politically Incorrect
Teoria "Robin Hood"
Il partigiano democristiano (quasi ossimoro) Franceschini propone di tassare ulteriormente i ricchi ed usare i loro soldi per aiutare i poveri. Ottima tesi, così i ricchi investiranno di meno ed avranno meno soldi con cui pagare i poveri, e così i ricchi saranno sempre meno ricchi ed avremo sempre più poveri e nessun ricco che potrà pagarli. Capito? No? Allora siete in due: Tu e Franceschini.
Teoria "Mundell"
Berlusconi risponde a Franceschini dicendo che i ricchi non si toccano. Non li toccò neanche Ronald Reagan che grazie al lucidissimo consiglio dell'economista Mundell risolse la crisi di fine anni '80 aiutando i ricchi che investirono di più nelle loro imprese, così facendo si creò una super offerta di prodotti, e questi grazie agli imprenditori che pagavano gli operai venivano acquistati da quest'ultimi. Teoria eccellente; c'è però chi ravvede in questa soluzione la madre della crisi odierna. Perchè furono immesse nel mercato le cose più disparate e superflue creando quindi una domanda ed un'offerta praticamente in settori e prodotti del tutto inutili.
Teoria "Tremonti"
Rafforzare gli ammortizzatori sociali. Ecco la soluzione ultima prospettata dal Ministro dell'economia. Praticamente dare soldi ai cassa integrati, ai disoccupati, a coloro che hanno perso il posto di lavoro. Tra tutte le teorie questa è la peggiore in assoluto. Pagare chi non fa niente senza aiutarlo per essere reintegrato nel mercato farà si che l'offerta insieme alla domanda diminuiranno drasticamente; in parole povere, quelli senza lavoro non riusciranno a rientrare in un mercato che se non viene aiutato farà naturalmente a meno di loro.
Se l'Italia è malata, e la Crisi economica è il morbo da cui è affetta, queste tre super tesi di certo non l'aiuteranno a guarire; ma per fortuna i nostri dottori non parlano l'italiano, altrimenti dovremmo aggiungere una quarta teoria, quella del "testamento biologico", nome mai tanto attuale e che forse per l'unica volta metterebbe d'accordo paradossalmente tutti gli italiani.
John "Memmo" Titor
venerdì 20 marzo 2009
I rampanti anni '80
mercoledì 18 marzo 2009
I rampanti anni '80
''Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente'' ... Lasciate che lo Shout sia il vostro centro di gravità permanente. Gli anni '80 vi aspettano come sempre con il prossimo brano.
Giulia.
martedì 10 marzo 2009
I rampanti anni '80
Concludiamo questa breve presentazione di Vasco Rossi come stella nascente degli anni '80 proprio riportando un frammento del suo discorso di laurea: ''La musica è una grande forma di comunicazione. Se poi ci aggiungi le parole puoi facilmente arrivare al cuore. Ma le parole devono essere poche e perfette. Oneste e sincere. Secondo me le minime indispensabili.'' Lo Shout vi rinnova l'appuntamento con gli 80's al prossimo giovedì.
Ready Steady Rock! presenta The Rascals
Ovviamente The Rascals hanno pubblicato finora un solo disco dal titolo Rascalize che è uscito nell'estate del 2008: influenze soprattutto dal pop colto degli anni '60 (Bacharach, Gainsbourg, ecc.), ma colpisce soprattutto l'abilità di miscelare chitarre e melodie in tipico stile indie con impennate che sembrano ricordarci il surf e il prog rock. Ai più attenti non sfuggirà la somiglianza con The Last Shadow Puppets (gruppo del quale abbiamo parlato tempo fa); infatti il cantante Miles Kane è colui che insieme ad Alex Turner degli Arctic Monkeys dà vita a questo brillante sodalizio. Ed è proprio con l'intervento di Turner che Kane sembra dare il meglio di sé, benché i risultati ottenuti con The Rascals sono più che apprezzabili e meritano senza dubbio più di un ascolto. Come sempre, li aspettiamo con la prossima uscita.
Sergio
mercoledì 4 marzo 2009
Ready Steady Rock! presenta QOTSA
Quando tutto sembra andare per il meglio, cominciano i problemi: Oliveri viene allontanato dalla band, Grohl torna ai Foo Fighters e Homme sembra concentrato più su altri progetti. Nel 2005 i QOTSA tornano con il loro quarto lavoro dal titolo Lullabies to Paralyze: un disco che si concentra molto di più sulla ricerca di toni tranquilli, anche per aperta volontà di Homme che non vuole ripetere ciò che ci aveva fatto sentire nel precedente lavoro. E proprio il suo illustre predecessore è il problema di questo disco, il quale viene schiacciato dalla presenza ingombrante di quello che viene considerato uno dei dischi migliori degli ultimi 10 anni, sebbene il disco in sé non demeriti affatto. Nel 2007 esce la quinta e ultima opera Era Vulgaris: ottimo lavoro anche qui, ma sembra ormai i QOTSA si limitino a svolgere il compitino, perché nonostante questo disco abbia il suo indubbio valore, sappiamo che la band californiana può fare di meglio.
Ciò che contraddistingue i QOTSA è la secchezza dei riff di chitarra tipici del desert rock; i loro dischi sembrano dei viaggi nei quali ci si lascia trasportare dalle loro chitarre sferraglianti o dalle ballate più tranquille e coinvolgenti. Uno dei gruppi migliori in circolazione, non lasciateveli scappare.
Alla prossima
Sergio.
venerdì 27 febbraio 2009
I rampanti anni '80
Se la sera non esci, ti prepari un panino mentre senti lo Shout anche tu? ... Questo amore è una camera a gas, è un palazzo che brucia in città, questo amore è una lama sottile, è una scena al rallentatore ... Gli anni '80 vi aspettano come sempre sulle frequenze dello Shout!
domenica 22 febbraio 2009
Voglia di pioggia
Nella mia ora di libertà
Alla fine, credo, potrà osservare e contemplare quale è veramente il sole, non le sue immagini nelle acque o su altra superficie, ma il sole in se stesso, nella regione che gli è propria. – Per forza, disse. – Dopo di che, parlando del sole, potrebbe già concludere che è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile, e ad essere [c] causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano. – È chiaro, rispose, che con simili esperienze concluderà cosí. – E ricordandosi della sua prima dimora e della sapienza che aveva colà e di quei suoi compagni di prigionia, non credi che si sentirebbe felice del mutamento e proverebbe pietà per loro? (...) Quanto agli onori ed elogi che eventualmente si scambiavano allora, e ai primi riservati a chi fosse piú acuto nell’osservare gli oggetti che passavano e piú [d] rammentasse quanti ne solevano sfilare prima e poi e insieme, indovinandone perciò il successivo, credi che li ambirebbe e che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? (...) Rifletti ora anche su quest’altro punto, feci io. Se il nostro uomo ridiscendesse e si rimettesse a sedere sul medesimo sedile, non avrebbe gli occhi pieni di tenebra, venendo all’improvviso dal sole? – Sí, certo, rispose. – E se dovesse discernere nuovamente quelle ombre e contendere con coloro che sono rimasti sempre prigionieri, nel periodo in cui ha la vista offuscata, prima [517 a] che gli occhi tornino allo stato normale? e se questo periodo in cui rifà l’abitudine fosse piuttosto lungo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? e non si direbbe di lui che dalla sua ascesa torna con gli occhi rovinati e che non vale neppure la pena di tentare di andar su? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero, se potessero averlo tra le mani e ammazzarlo? – Certamente, rispose. (Platone - La Repubblica, Libro VII: Il mito della caverna).
A questo punto il racconto di "Storia di un impiegato" ci accompagna al suo rossore conclusivo degno di un tramonto, che se da un lato "spinge il sole al suicidio dietro i monti", dall’altro indica un nuovo sorgere che verrà, una nuova consapevolezza, la nascita di un pensiero nuovo. Una volta avviatosi verso il parlamento sulla via della realtà e non più del sogno, come abbiamo sentito nel Bombarolo, all’estasi e al riso di attesa dell’esplosione che doveva provare il suo talento, segue il fallimento, il pianto, un torrente di parole. La sua bomba rotola verso un chiosco di giornali. Fallisce il suo atto individualistico e pirotecnico. Viene arrestato, scrive dal carcere una struggente e malinconica lettera alla sua compagna ("Verranno a chiederti del nostro amore"), e proprio qui nel carcere matura la sua crescita. Qui, dove "tutti sono vestiti uguali", percepisce una dimensione che gli era lontana e preclusa prima, la collettività, la vita insieme. All’esito narrativo naturalmente si affianca un esito semantico, significativo. Il nostro impiegato capisce che se un modo c’è per lottare contro le ingiustizie sociali, le disuguaglianze, le ipocrisie del potere, questo passa dalla collettività sociale. La lotta si combatte insieme, l’individualismo fallisce e assume le sembianze di una personale sete di potere.
La canzone "Nella mia ora di libertà" disegna la fase finale del percorso di consapevolezza dell’impiegato. Si parte ancora dall'idea di una separazione sociale. La società borghese ha condannato il bombarolo, autocondannandosi tuttavia ad agire come marionetta del potere. Nei confronti della società, la posizione del condannato è ancora però quella delle ragioni del giusto e del torto: l’impiegato ancora indugia nella sua radicale chiusura, in tal senso, potremmo dire, è ancora bombarolo, non rinuncia al suo individualismo, alla sua opposizione solitaria e disperata, che lo porta a non voler condividere nemmeno l’aria con i secondini, strumenti dell’odiato potere. La premessa di aggancio al bombarolo, a questo punto, si sviluppa nel senso, prima accennato, di riscoperta della collettività.
Soltanto sperimentando la “ginnastica dell'obbedienza”, emergendo fino a toccare il linguaggio del potere e quindi distaccandosene razionalmente, una volta compreso che “non esistono poteri buoni”, che non è possibile di sapere "qual'è il crimine giusto per non passare per criminali", cioé che non é possibile rispondere alla ragione individualistica del potere con lo stesso linguaggio e che forse le ragioni umane vanno oltre l'aprioristico decreto della giustezza, una volta compreso che non ci sono soluzioni al problema se non la consapevolezza della relatività etica, che corrisponde alle ragioni dei singoli individui, é possibile rientrare nella collettività da individuo e raccogliere i frammenti sparsi del mosaico delle ragioni individuali, giungendo ad una forma alta di compassione egalitaria, che sposta su un piano altro il problema individualistico ma gerarchico del potere. Il tutto può essere illustrato seguendo il percorso della comprensione, che alfine si realizza. L’impiegato, dapprima bombarolo, vive e soffre nella incomprensione: incomprensione degli altri, che tende a qualificare come altri da sé, inaccessibili ed inavvicinabili, ignavi burattini nel terrore o carcerieri nella prigione della convenzione e della condanna borghese; incomprensione di se stesso, crisi di ruolo e prospettiva che condanna alla solitudine e all’empito (anzitutto) autodistruttivo; incomprensione da parte di una società abituata a rifugiarsi nell’etichettamento come superficiale scorciatoia di valutazione, nella consolazione del facile giudizio di valore che discrimina buono e cattivo (“tante le grinte, le ghigne, i musi”), a seconda del livello di integrazione dell’individuo nella costruzione di sistema, indipendentemente dai suoi valori, dai suoi bisogni (“ci hanno insegnato la meraviglia/verso la gente che ruba il pane”), sprezzante finanche dei suoi affetti, come nella scena dell’amata la quale “si suggerisce” “quel che dirà di me alla gente” che, armata di incrollabile pregiudizio, le chiederà conto del fattaccio. È l’ultimo stadio di una (in)coscienza sociale decrepita, fuorviata dalla costrizione, modellata dalla convenzione, condannata per questo all’incomprensione dis-umana.
Il passaggio decisivo, l’illuminazione che consente di affrancarsi dalla trappola di un individualismo sterile che è soprattutto difesa di se stessi dinanzi all’ignoto insensato, è la compassione. La condivisione del dolore degli ultimi e il transito nella sofferenza dei dimenticati, tante volte raccontati e cantati da FDA, rappresentano il luogo in cui l’afflato umanitario si veste di contenuto e consapevolezza più propriamente politici. In questo insegnamento finale si completa il passaggio dall’individuo alla stretta collettività, contrapposta alla fittizia società degli individui etero-diretti, contrapposta anzitutto perché si fonda, come detto, sulla comprensione del dolore. Ed è questo il momento in cui nel testo l'IO narrante lascia il posto al NOI. In definitiva, potremmo dire, non è possibile affrancarsi dal sistema-potere se si tenta di combatterlo dall'interno e con uguali mezzi. Occorre creare un sistema alternativo. La costruzione del potere crolla su se stessa nel momento in cui si riparte dal basso, dalle istanze degli ultimi, che individualmente si riuniscono in una ragione collettiva.
La conclusione é ambivalente: da un lato la speranza nella possibità di un rinnovamento sociale; dall'altro la consapevolezza che questo processo é lento e sofferto e che la lotta al potere costringe tutti a rientrare tra le sbarre della prigione, dove si forma la ragione collettiva. De Andrè si rivolge infatti alla fine alla società tutta ed indica in questo l'unico strumento di educazione sociale. In particolare si rivolge agli "ignavi" borghesi che per quanto si decretano assolti, sono ugualmente responsabili della perpetuazione delle ragioni del potere . La chiosa é la redenzione al rovescio. I secondini sono trascinati in prigione perchè nell'ignavia anche loro coinvolti. Compresa la condizione di generale prigionia, è proprio dalla prigione che maturano i germi della ragione collettiva ed é per questo che sono i borghesi principalmente i destinatari del messaggio di una educazione sociale di stampo egalitario, in quanto più profondamente individualisti.
Dice Fabrizio De andre: “la conclusione della storia non era amara anzi positiva . E riguarda me, nel senso che io non credo più all’individualismo, ma spero solo nel collettivismo”. Aggiunge ironicamente: “no, non mi sono iscritto a nessun partito,per me il discorso collettivo abbraccia sei, sette persone al massimo”.
Peppe H., Peppe D., Danilo